Sabbie Nomadi
Panghea presenta:
SABBIE NOMADI
Racconto popolare in forma di concerto.
Adattamento scenico e regia Vincenzo e Maurizio Massetti
6 musicisti in scena (canto, chitarre e plettri, flauti, fisarmonica-organetto, contrabbasso, percussioni) una scenografia scarna della banchina di un porto della Merica di primo ‘900 un racconto popolare dove si intrecciano testi, lettere, storie di emigrazione e poi la musica, un lunfardo di tradizione italiana e tanghera, milonghe, bossa, candombe e habanera
‘Sabbie nomadi’ è la storia di una migrazione infinita, di piedi laceri e sanguinanti che attraversano il continente, scelgono maremme o trincee per sopravvivere, solcano i mari o ci finiscono dentro per sempre.
La meta è la Merica, la nave a vapore avvicina sogni genti e generazioni, ma la sua tolda è un coacervo di miserie, di storie d’amore e di guerra, di maledizioni.
Terra ca nun senti/ Ca nun voi capiri/ Ca nun dici nenti/ Videnummi muriri! E anche la banchina dove aspettano la disinfestazione ed un nuovo destino è un’occasione per rielaborare il lutto di quello che si è perso.
Ma acitente quante Patrie ciò io? … ma nessuna mi vuole bene.
‘Sabbie nomadi’ è una mesticanza di suoni e parole, di canti migranti e di voci nomadi, da un porto ad un altro approdo, sabbie, granelli infiniti e rapiti dalla risacca del tempo e della memoria.
Il canto di una cultura subalterna, costretta al viaggio per sopravvivere, non ha più oggi una provenienza: è un lunfardo anch’esso, come la lingua data dalla fusione dei dialetti indio con quelli europei nella zona del Rio della Plata.
Così lo stornello o il rispetto si sono intrecciati con il candombe, l’habanera e poi con la milonga. E il tango: ‘…E’ un pensiero triste che si balla’ scriveva per descriverlo Enrique Santos Discèpolo, il napoletano paroliere di Carlos Gardel.
Ecco perché questa mesticanza sa di colline lasciate alle spalle, di malaria, di amori perduti per sempre o annodati alla valigia di cartone: nella sospensione dell’approdo, una terra promessa o un’altra terra che non vuole capire, suoni voci e lacrime riattraversano in fretta il mare e affidano alla memoria il loro pensiero triste.
Testi (liberamente tratti da)
D. Alighieri, Inferno III Canto
Andrea da Barberino, Il Guerin Meschino
E. Franzina, Merica! Merica!
G.C. Croce, La barca de’ rovinati, che parte per Trebisonda
E. De Amicis, Sull’Oceano
F. Macola, L’Europa alla conquista dell’America Latina
A. Discepolo, Mustafà
J. Hernandez, Martin Fierro
Lettere di migranti veneti e friulani
V. Massetti, Sabbie Nomadi
Brani musicali
I brani musicali sono un tutt’uno con i testi ed insieme viaggiano dal vecchio al nuovo mondo e poi tornano, fusi e confusi con candombe, habanera, milonghe e tanghi.
Addio Addio, Canto delle raccoglitrici di olive della piana della Maiella, Abruzzo
Pozz’ess’accise, Frammento d’addio, Molise
El Choclo, Tango criollo
Iu mi nni vaju, Canto lirico di emigrazione, Sicilia
E me ne vojo andà tanto lontano, Frammento di canto di pastori dei Monti Sibillini, Marche
Manfrina, Danza di festa, Piemonte
Fiori di campagna, Rispetto d’addio, Lazio
La Miseria, Dispetto empolese, Toscana
Saltarello, Le danza nell’aia, Italia Centrale
Chiantu de l’emigranti, canto d’addio, Calabria
Gorizia, Canto della I Guerra Mondiale
Il tragico naufragio della nave Sirio, pubblicato su foglio volante sul naufragio del 04 agosto 1906
Santa Lucia, Canto lirico napoletano
Montemaranese, Il Ballo terapeutico della Taranta
Tutti mi dicon Maremma, le migrazioni stagionali verso le maremme toscane e laziali, Appennino
Walzer Dodici ottavi, La domenica del dì di festa, Romagna
Volver, Il pensiero triste, il tango di Carlos Gardel
