Efesto Theatre

EFESTO THEATRE
teatro en plein air

presenta

Prometeo dei Fuochi Fatui
Spettacolo di teatro movimento su trampoli, teatro danza, effetti pirotecnici e speciali.

Il fascino del fuoco viene da molto lontano; soffia sulle epoche, sulla storia. Così nasce Prometeo, desunto dalla cultura greca arcaica, drammatizzato da Esiodo, Eschilo e Lowell.
Vittima del potere degli Dei che lui stesso aveva aiutato ad ergersi una volta sconfitto il Caos di Crono o colpevole di non voler riconoscere un nuovo Ordine che lui stesso aveva contribuito a creare con la nuova progenie di Dei?




Avalon
Spettacolo di teatro movimento su trampoli, teatro danza, effetti pirotecnici.

Nella realizzazione di questo spettacolo ci siamo avvalsi della fiorente letteratura francese, inglese e tedesca che dal XIII al XV secolo ha seguito l’epopea arturiana, oltreché dei testi in P-celtico della tradizione: abbiamo scelto di seguirla con tutte le sue inesattezze e le sue scelte partigiane, pur di continuare a gioire nella sua eterna magia tra il vero ed il non vero.




Atlante e il Firmamento delle Stelle
Spettacolo di teatro movimento su trampoli, teatro, danza, fuoco.

Lo spettacolo è particolarmente adatto per manifestazioni celebrative proprio per il tema di largo respiro affrontato: il superamento degli Ordini e delle teocrazie antiche per l’affermazione di un Nuovo Uomo capace di trovare nell’universo una Nuova Armonia. Idea cinque – seicentesca che torna oggi di grande attualità, con le prospettive, le paure, le ansie per le novità di questo nuovo millennio.




Volario
Danza in sospensione aerea, danza su parete, acrobazie al trapezio e su tessuto, teatro danza, teatro movimento su trampoli, macchinismi.

‘Volario’ è il nuovo straordinario spettacolo di Efesto Theatre, la compagnia di teatro en plain air che ha rappresentato una svolta nel panorama italiano: è stata la prima a praticare, sin dal 1995, la fusione di danza, teatro danza, teatro movimento, acrobazie.
E quando le altezze tradizionali di palchi, sagrati e trampoli non le sono bastate più è andata alla ricerca di una interazione con le architetture, con la luce e con il fuoco.




Il Giardino delle Delizie
Teatro movimento, acrobazie alla Ruota di Ruhn, cerchio e tessuto, fuoco

Ispirato al capolavoro del pittore fiammingo Hieronymus Bosch, il Trittico delle delizie.
Il Giardino delle Delizie, il comparto centrale della tavola è un paesaggio onirico e da incubo fatto di figure umane, forme animali e vegetali, ordigni metaumani e fantastici. E’ il sogno fantastico di un’umanità folle e alla deriva, alla ricerca di nuove forme e nuovi saperi, incapace di reagire, chiuso tra il Peccato originale ed un Inferno musicale dove proprio quello che manca è l’armonia del suono.
Su questo palcoscenico, c’è l’uomo: dal centro delle prospettive al fuoco della peste che uccide. La certezza di una Terra immobile si annihilisce nel buio universale, dove gli uomini sono particelle infinitesime, mondi relativi come vermi nel formaggio.
Il Microcosmo che Bosch e Pier della Francesca riassumono in un uovo sta al macrocosmo dei primi viaggi: sono un tutt’uno, conducono all’unità. Per questo è impossibile separarli.
Sarà la grande e vera conquista del secol novo, quella dell’età moderna.

Panghea

Panghea presenta:

SABBIE NOMADI
Racconto popolare in forma di concerto.

Ascolta i brani del demo

6 musicisti in scena (canto, chitarre, fiati, fisarmonica, contrabbasso, percussioni) una scenografia scarna della banchina di un porto della Merica di primo ‘900 un racconto popolare dove si intrecciano testi, lettere, storie di emigrazione e poi la musica, un lunfardo di tradizione italiana e tanghera, milonghe, candombe e habanera.

Panghea era un’unica massa di terra prima della deriva dei continenti. E della Babele di voci, prima delle migrazioni, prima della formazione degli stati, prima delle intolleranze.

Oggi è una Compagnia dove la musica si intreccia con la teatralità, perché c’è un linguaggio, una musicalità comune, un’identità, una memoria che appartengono al mondo intero e che devono essere trasmessi con l’armonia dei suoni, del corpo e della parola.

‘Sabbie nomadi’ è la storia di una migrazione infinita, di piedi laceri e sanguinanti che attraversano il continente, scelgono maremme o trincee per sopravvivere, solcano i mari o ci finiscono dentro per sempre.
La meta è la Merica, la nave a vapore avvicina sogni genti e generazioni, ma la sua tolda è un coacervo di miserie, di storie d’amore e di guerra, di maledizioni.
Terra ca nun senti/ Ca nun voi capiri/ Ca nun dici nenti/ Videnummi muriri! E anche la banchina dove aspettano la disinfestazione ed un nuovo destino è un’occasione per rielaborare il lutto di quello che si è perso.
Ma acitente quante Patrie ciò io? … ma nessuna mi vuole bene.

‘Sabbie nomadi’ è una mesticanza di suoni e parole, di canti migranti e di voci nomadi, da un porto ad un altro approdo, sabbie, granelli infiniti e rapiti dalla risacca del tempo e della memoria.
Il canto di una cultura subalterna, costretta al viaggio per sopravvivere, non ha più oggi una provenienza: è un lunfardo anch’esso, come la lingua data dalla fusione dei dialetti indio con quelli europei nella zona del Rio della Plata.
Così lo stornello o il rispetto si sono intrecciati con il candombe, l’habanera e poi con la milonga. E il tango: ‘…E’ un pensiero triste che si balla’ scriveva per descriverlo Enrique Santos Discèpolo, il napoletano paroliere di Carlos Gardel.

Ecco perché questa mesticanza sa di colline lasciate alle spalle, di malaria, di amori perduti per sempre o annodati alla valigia di cartone: nella sospensione dell’approdo, una terra promessa o un’altra terra che non vuole capire, suoni voci e lacrime riattraversano in fretta il mare e affidano alla memoria il loro pensiero triste.